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"Siena sta tornando a isolarsi"

Simone Bezzini

Nostra intervista a Simone Bezzini, consigliere regionale, critico per le scelte di autosufficienza della città capoluogo

SIENA — Simone Bezzini, prossimo ai cinquant’anni, colligiano, moglie e due figli. Da 29 anni sulla ribalta politica i cui crescenti impegni gli sono costati il dottorato in Economia, ha ricoperto ruoli strategici come la carica di segretario provinciale Ds tra il 2006 e il 2008, momento in cui il partito si è trasformato in Pd; poi è stato Presidente della Provincia di Siena dal 2009 al 2014, quindi è stato eletto nel 2015 al Consiglio regionale della Toscana. Cariche che sono state ricoperte in un momento buio per la città capoluogo, periodo in cui i germi della recessione politico, sociale ed economica hanno attecchito dando la stura in chiave locale a rottamatori, populisti e neo-marginalisti. La sua comunicazione, forse un pizzico attardata sui più recenti plug-in e policy Google, tramite il blog personale e l’uso integrato dei social, è lineare, trasparente e capace di interagire con il suo territorio. Lo definisce Terre di Siena e ne auspica una maggiore connessione al governo toscano come viatico di sviluppo. Sicuramente stimato e apprezzato, ricopre a palazzo Panciatichi anche il ruolo di tesoriere del gruppo, i suoi interventi sono spesso controfirmati dal capogruppo Marras e si incentrano con preferenza sullo sviluppo e le crisi dei poli produttivi con una certa attenzione anche al Sociale. La sua lunga militanza, in cui ha alternato ruoli politici a responsabilità amministrative, lo rende oggi un politico acuto, capace di afferrare la sostanza di un problema e comprenderne la soluzione; l’innato senso di disciplina e la ritrosità a soluzioni gridate lo rendono anche un personaggio che è certo necessario, ma che forse bisogna andare un po’ a cercare.

- Simone, buongiorno. La tua Colle ha riorganizzato a Gracciano a cinque anni dall’ultima edizione la Festa dell’Unità. E’ un ritrovarsi che dà forza e stimoli? Una delle rare occasioni in cui i giovani si avvicinano alla politica? E’ la convinzione che il Pd più che di rifondazioni ha bisogno di ricongiungersi con la sua storia?

“Rifare dopo cinque anni di stop una Festa dell’Unità di 17 giorni e con 150 volontari è un fatto talmente straordinario che meriterebbe di essere studiato. Non conosco situazioni analoghe, eppure è successo. La riconquista del comune da parte del centrosinistra ha creato un clima favorevole, ma è stato decisivo il lavoro che alcuni militanti hanno fatto per coinvolgere iscritti e non iscritti, giovani e meno giovani, donne e uomini che si misuravano per la prima volta con una manifestazione del genere e figure di lungo corso per quanto riguarda l’organizzazione di questi eventi. Insomma più che con la propria storia il Pd ha bisogno di ricongiungersi con le persone puntando anche sulla costruzione di “esperienze di comunità” da contrapporre all’egoismo e al sovranismo”.

- Come altri hai individuato nella segreteria Roncucci un momento prezioso per ricompattarsi. E la recente svolta “Renziana” ne dovrebbe aver aumentato la necessità. Un ex sindaco senese, Maurizio Cenni, non più nel partito ma attento a quel che succede, ci parla di un’autocritica parziale, insufficiente. Che ne pensi della questione nel suo complesso?

“Massimo Roncucci sta giustamente perseguendo l’unità del Pd. Le sue doti di politico equilibrato e pragmatico sono particolarmente preziose in questa fase. Essere più uniti è fondamentale per recuperare credibilità verso l’esterno. In queste settimane si sono visti alcuni primi segnali di ripresa dell’iniziativa politica e organizzativa. Ora è necessario che inizi un percorso per la definizione di nuovo progetto per la città. Un progetto che dovrebbe essere caratterizzato da un’innovazione programmatica profonda da realizzare con il coinvolgimento di tante energie che stanno fuori dal Pd. Il risultato lusinghiero che il Partito Democratico ha ottenuto alle elezioni europee a Siena dimostra che la destra, a differenza di altre realtà anche della Toscana, non ha consolidato il suo insediamento nel capoluogo. A questo aggiungiamo che in diversi ambienti comincia a serpeggiare una certa delusione per la Giunta De Mossi. Ciò fa emergere la presenza di un interessante bacino potenziale a cui il Pd dovrebbe guardare. Per far questo una delle condizioni è un’analisi e una discussione seria sulle vicende degli ultimi 30 anni per arrivare a un giudizio politico critico e autocritico che abbia una sua compiutezza. So che non è semplice a causa della molteplicità delle sfaccettature e della delicatezza e pesantezza delle diverse questioni chiamate in causa. Forse ora però potrebbero cominciare ad esserci le condizioni per una riflessione severa e rigorosa, che non sia condizionata da faziosità e strumentalità. Fare i conti con noi stessi, con la nostra storia, aiuterebbe certamente a ricostruire una prospettiva”.

- L’importanza della contesa per le regionali umbre, realtà a noi vicina e simile, ha fatto ipotizzare sanzioni per gli eletti che vogliano cambiare partito. Ma fa bene ai democratici questa ricerca del ring, dell’avversario cui opporsi? Non è che sono polemiche tra vecchi che impediscono di studiare come rapportarsi a un fenomeno crescente come il new deal alla Greta Thunberg che è un movimento di chiara matrice progressista?

“Non servono forzature organizzativistiche e non mi appassiona una discussione tra chi sta e chi va. Ovviamente mi aspetto lealtà, coerenza e senso di responsabilità da parte di tutti. Al Pd ora serve un grande appuntamento programmatico costruito con un percorso di approfondimento e confronto con ciò che si muove nella società. L’obiettivo dovrebbe essere una piattaforma fatta di progetti radicali di riforma. Non è tempo di piccoli passi e non dobbiamo farci rinchiudere dentro il recinto delle compatibilità economiche e finanziarie. Serve qualche idea di rottura se vogliamo rispondere ad esempio alle istanze del movimento che chiede azioni per fermare i mutamenti climatici indotti dall’inquinamento”.

- Cosa può la politica regionale contro la congiuntura e la globalizzazione? Whirlpool Emea spende rassicurazioni a maggio per il polo senese ma gli operai sono in piazza per una preoccupazione che va al di là della solidarietà verso i colleghi napoletani. Gsk Vaccines l’avete sollecitata a luglio, con una tua personale mozione, ma sembra ferma nel proposito di ulteriori riduzioni di personale…

“Sono due vicende diverse. Whirlpool è da anni in una condizione di non sfruttamento della capacità produttiva e di ricorso agli ammortizzatori sociali. Lo scorso anno era stata raggiunta un’intesa che poi l’azienda ha disatteso generando problemi immediati a Napoli e preoccupazione in tutti i siti produttivi. Siamo impegnati a fianco dei lavoratori e dei sindacati nel monitorare la situazione. Da tenere presente che la Regione non solo segue la vicenda con la struttura dedicata alle crisi aziendali, ma negli anni passati ha sostenuto con finanziamenti, importanti investimenti nello stabilimento di Siena. Gsk è una realtà che veniva da un percorso di crescita di fatturati e di occupazione. La Cgil ci ha segnalato nelle settimane scorse alcune criticità. Non solo ci sono stati gli atti consiliari, ma ho anche parlato direttamente con il Presidente Rossi chiedendogli di attenzionare la questione e di sollecitare il confronto tra azienda e sindacati per approfondire le questioni emerse. In generale il confronto tra rappresentati dei lavoratori e delle comunità locali da una parte e multinazionali dall’altra è caratterizzato da una pesante asimmetria di informazioni e di potere decisionale. Quello che possono fare le istituzioni, oltre a cercare di favorire buone relazioni industriali, è costruire un ambiente favorevole all’insediamento e alla permanenza di realtà dal profilo internazionale. Parlo di formazione, ricerca, servizi avanzati, infrastrutture, ma anche di qualità della vita. Esperienze come Toscana Life Sciences, gli Its e la scuola internazionale vanno in questa direzione. E poi c’è il ruolo fondamentale delle Università”.

- La Consulta strapazza l’Esecutivo sui fondi per il pluralismo dell’informazione. Fra i primi atti ad esser posti sul tavolo di Ursula von der Leyen c’è quello sulla tutela di mezzi informativi, ma i media continuano a scomparire. Ti sei occupato di recente della questione di Antenna Radio Esse. Sei ottimista su quella che sarà la conclusione?

“Con la mediazione istituzionale siamo riusciti a tenere aperto uno spiraglio che consente ai lavoratori oggetto di licenziamento di provare a mettere sul tavolo dell’azienda un proposta per riprendere l’attività di informazione. Detto questo, la situazione è molto complicata”.

- La svolta a destra di Siena capoluogo l’ha allontanata dal progetto di rendersi più attiva nel collegarsi alla Regione Toscana, come te auspichi, oppure la dialettica si è appesantita per eccesso di toni propagandistici?

“Rispondo con una battuta. Siamo tornati alla logica dell’autosufficienza, senza però avere le risorse che 15 o 20 anni fa alimentavano questa impostazione. Ciò è molto pericoloso perché l’isolamento fa perdere opportunità alla città e ai suoi cittadini. Basti pensare al fatto che nei prossimi mesi si definiranno i parametri per l’allocazione delle risorse legate alla nuova programmazione comunitaria. Ci sono sindaci che vanno a Bruxelles e fanno il viottolo in Regione per provare a costruire sinergie tra i bisogni del territorio e le fonti di finanziamento europee. E il Comune di Siena che fa?”

- Da ex amministratore provinciale come definisci il riassetto degli enti territoriali così come si sta realizzando? Sono in molti a sostenere che la Regione abbia perso la possibilità di avere informazioni in tempi stretti sul territorio.

“Parafrasando Gino Bartali si potrebbe dire “tutto sbagliato, tutto da rifare”. La bocciatura della riforma costituzionale con il referendum di tre anni fa ha lasciato la situazione nel mezzo al guado. Le istituzioni locali non possono stare in una condizione di permanente incertezza. Serve urgentemente una riforma del sistema delle autonomie locali. In tal senso condivido l’appello di 32 sindaci della Provincia di Siena che chiedono di dare alle amministrazioni provinciali una governance adeguata, il ruolo di “casa dei comuni” e risorse per intervenire su strade e scuole. Anche il rapporto tra Regione ed Enti Locali va sottoposto ad un tagliando”.

- Fra qualche mese andremo alle urne per la Regione Toscana. Vedi ancora a Firenze il tuo futuro?


“Sulle cose che mi riguardano non decido mai da solo. Nelle prossime settimane ascolterò alcune decine di persone e poi deciderò come muovermi. Ora la priorità però è costruire un governo unitario del Pd regionale e lavorare alla realizzazione di una grande alleanza democratica, sociale e civica fondata su un programma condiviso. In questo quadro va collocata anche l’apertura al confronto con il M5S”.

- Chiudiamo con una domanda “tormentone”. Che cosa pensi dell’affermazione “Siena ha bisogno di prospettiva”?

“È un “tormentone” che ci consegna una verità. L’attuale maggioranza punta sulla chiusura e sull’esaltazione di alcuni fattori identitari non sempre positivi. Il Centrosinistra aprendosi ad energie esterne dovrebbe provare a mettere in campo un’idea di sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile della città. La Regione in tal senso sta dando il suo contributo: penso al piano degli investimenti in sanità che dovrebbe mobilitare oltre 200 milioni di euro per la riqualificazione del Policlinico nei prossimi sei sette anni. Penso al sostegno dato a Toscana Life Sciences e alla riconversione dell’immobile ex Siena Biotech, penso ai 5 milioni di euro mobilitati per il Santa Maria della Scala. Certo bisogna darsi anche nuovi traguardi e su questo dobbiamo lavorare, per costruire, appunto, una prospettiva”.

RG

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