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​Mens Sana, l’AD Dattile conclude il suo lavoro

Massimo Dattile Ad della Mens Sana Basket 1871

Tutto nella mani del giudice delegato. In esclusiva per QUInews Siena il commento del ristrutturatore finanziario aretino

SIENA — Giochi chiusi. Per la Mens Sana Basket 1871 ci sarà l’apertura della fase concorsuale o viceversa una nuova ripartenza grazie all’imprenditore straniero che si vorrebbe accorso in sostegno ai Macchi e che sarebbe pronto a rilevarne le partecipazioni nella Società. Comunque vada Massimo Dattile, amministratore straordinario per cause che molti definirebbero perse, chiude qui l’incarico assegnatogli dall’assemblea del sodalizio biancoverde su indicazione del socio di maggioranza. Senza scalpori, senza outing, forse solo con un messaggio di addio per ringraziare chi gli ha dato una mano.

- Davvero Dattile, nessuna polemica?

“Nessuna polemica per rispetto di coloro che una crisi societaria davvero la subiscono. Mi riferisco alle maestranze, ai fornitori, all’utenza e alla clientela, tutti soggetti che davvero dovranno rinunciare a risorse o a un percorso di vita. Io sono una persona che ha scelto di fare un mestiere particolare e grazie ad esso ho visto di tutto, mi aspetto di tutto e fronteggio tutto per portare alla fine il miglior risultato possibile. Che senso avrebbe lamentarsi solo perché rispetto a tutte le persone che ho citato per me è più facile trovarmi davanti un microfono? Ho solo il rimpianto che si sia troppo a lungo tergiversato sull’arrivo di una figura con le mie caratteristiche; se si fosse concretizzato a febbraio quando se ne è parlato la prima volta, penso che forse non mi sarei reso simpatico e avrei tagliato molti costi e altrettanti privilegi, ma non saremmo qui a piangere la scomparsa di una società storica. Intorno a Mens Sana ci sono, e mi auguro ci saranno ancora, forze vitali capaci di esser coinvolte in una criticità economica. E invece, giusto il giorno in cui mi è stato affidato l’incarico, la squadra di basket è stata esclusa dal suo campionato di appartenenza, come a dire che di colpo è venuto a mancare il core business. La conseguenza immediata è stata che gli sponsor si sono sottratti ai loro impegni e con i creditori è stato più difficile ragionare”.

- Questa chiarezza sta a rappresentare che sarà fallimento sicuramente?

“No, sarà il giudice a compiere la scelta più giusta. Mi sono impegnato perché il legale designato dal socio di maggioranza potesse esibire e sostenere un piano minimale che dia garanzie certe alla massa creditoria di poter contare su un parziale ma concreto soddisfacimento. Moltissimo si basa sulla volontà di un imprenditore straniero di mettere in gioco risorse per la salvezza della Società. La connotazione ed i voleri di quest’ultimo soggetto mi sono ignoti, così come mi sono ignoti – al di là di ciò su cui ho personale evidenza - i contenuti per i quali la magistratura inquirente ha voluto l’apertura della fase prefallimentare. Con tutte queste incertezze non posso fare previsioni; ho solo raccomandato al socio di maggioranza di essere semplice e concreto in una fase come quella che si è aperta dove molto di ciò che gli appartiene è in gioco. Attendiamo quindi che siano sciolte le riserve del magistrato per comprendere quale sarà il nuovo scenario”.

- E per Dattile quali scenari si aprono?

“Sul momento essere a disposizione del giudice delegato. Sinceramente credo di non avere alcuna responsabilità né scenari da temere. Quando mi è stata negata finanza esterna, ancorché promessa, ho reagito perché vedevo svanire soluzioni di salvataggio che potevano essere tentate. A quel punto altri avrebbero dato le dimissioni ed io stesso le ho anticipate, ma siccome ero qui per Mens Sana ho compreso che non sarebbe servito a nulla apportare ulteriore caos e ho impiegato il mio tempo per rendere più agevoli soluzioni razionali tese al rispetto delle figure che fino allora avevano creduto in me, cioè ipotizzare, proporre e difendere un percorso di protezione per i dipendenti, facilitare il ritorno delle squadre giovanili sotto l’egida dell’Academy della Polisportiva, restituire i locali alla medesima Polisportiva, garantire trasparenza a quella moltitudine di sportivi che hanno mostrato rispetto per quello che stavo facendo. Pazienza se qualcuno non ha apprezzato, i rendiconti sul mio operato si tirano sempre in fondo e raramente si leggono sui giornali”.

- Qual è a suo parere il male oscuro di questa Mens Sana?

“Premesso che i tempi di analisi mi sono mancati e sono davvero stato troppo poco alla guida della Società per avere conferme, direi la mancanza di managerialità fin dal primo dei quattro esercizi finora vissuti che hanno maturato uno sull’altro un indebitamento crescente. E’ mancata una figura di continuità che avesse il potere e la professionalità di prendere scelte di sviluppo indipendentemente dai voleri di molti che soprattutto volevano prendere o far fare qualcosa alla Mens Sana. Si è cercato come soluzione salvifica l’avvento di una proprietà dalle disponibilità illimitate e, quando si è pensato di averla trovata, la si è lasciata sola e incontrollata ritenendo che questo terzo soggetto avesse come dovere esclusivo il far fronte ai bisogni della squadra e della città. Rispetto la concretezza delle persone più semplici che, non hanno seguito miraggi, ma sempre chiesto continuità e sostenibilità. E’ per questa frangia della società senese che provo il rammarico maggiore e vorrei poter fare ancora qualcosa”.

- E che cosa potrebbe fare?

“Vede, sono indubbiamente un manager e anche un uomo di sport. Se qualcuno vorrà chiedermi di aiutare a far sviluppare davvero una realtà sportiva nel basket senese con i colori bianco verdi, sono pronto a dare un anno del mio tempo gratuitamente per dare basi solide a un progetto siffatto, posto che si accetti la mia pragmaticità, la mia indifferenza ai consigli dei potenti e qualche uscita sgangherata perché a volte le cose bisogna dirle a dritto nel muso alla gente”.

RD


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