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​Crisi di Are, vertenza o malessere diffuso?

Fioccano le prese di posizione in difesa del pluralismo a Siena. Domani incontro in Regione con uno “sgarbo istituzionale” in corso

SIENA — Quella che sarà presto definita la “vertenza Antenna Radio Esse” sta determinando una lenta ma decisa presa di coscienza dell’opinione pubblica senese. Antenna Radio Esse è un’emittente nata a Siena nel 1976, la cui fama sembra esser molto radicata in città, anche perché negli anni è stata una sorta di laboratorio professionale in cui si sono cimentati decine e decine di tecnici, giornalisti, aspiranti giornalisti, influencer, conduttori, disc jockey e aspiranti disc jockey. Una volta collocata nella strada di Peragna, è poi emigrata all’Ex Comas di San Prospero e più di recente alla sede attuale di Badesse. Giovanni Jannaccone, titolare della Videosistemi Srl, è l’attuale presidente dell’Antenna Radio Esse Soc. Coop., cooperativa con quindici soci fra cui i tre giornalisti licenziati.

In questa torrida estate il primo a segnalare pubblicamente che esisteva un problema è stato Augusto Mattioli, dal sito Il Cittadino On Line. Parlava in genere dell’informazione locale, evidenziando come la carenza di pubblicità finisca per determinare un comparto in crisi. Nello specifico Mattioli sosteneva che, fatti i conti, la proprietà di Are, era prossima a privarsi del personale giornalistico cercando alternative nel volontariato. Pochi giorni dopo gli fa eco - e costituisce una conferma sostanziale – il vicepresidente toscano dell’Ordine giornalisti Michele Taddei che chiede all’emittente un confronto che mai gli verrà concesso. La perdita dei posti di lavoro e il ridotto pluralismo aprono poi al primo intervento politico che è di “Voltiamo Pagina”, il listino del sindaco De Mossi; in esso si manifesta solidarietà, si esprime perplessità, ci si augura una futura composizione della vertenza. Nel frattempo la canicola imperversa, e i giornalisti di Are vengono messi in ferie coatte fino al Palio di mezz’agosto. Alla vigilia della tratta, comunque l’insistenza dell’Ordine giornalisti, cui si aggiunge il sindacato unico Ast e in prima persona il consigliere di maggioranza Simone Bezzini, frutta un incontro in Regione con Gianfranco Simoncini, consigliere del Presidente per le tematiche del Lavoro. Assunti a informativa alcuni dipendenti di Are, preso atto del di poco precedente comunicato dell’Azienda che ha inteso rassicurare l’utenza sulla sopravvivenza della storica emittente e sul proponimento a “rimanere leader di settore come lo siamo stati da più di 40 anni”, si decide di convocare un incontro tra le parti per la fine d’agosto, a cui partecipa l’Azienda che conferma la propria volontà di licenziare e rinunciare ai servizi di informazione. Quando l’incontro assume il carattere dell’inconcludenza, viene aggiornato a domani, 20 settembre.

L’intervento della Regione doveva indurre tutte le parti a un pronunciato ottimismo, giacché fra gli strumenti dell’Ente non c’è solo la gestione dell’avvio della procedura per la concessione di ammortizzatori, ma anche un bando specifico, di recente promulgato nuovamente, con il quale la Regione Toscana destina 1,5 milioni di risorse a sostegno della piccola editoria e in favore del mantenimento del pluralismo. La senese Monica Barni, vicepresidente della Toscana, aggiunge la sua voce di sostegno a una composizione della crisi. Seguono due settimane di nulla, poi, all’improvviso arrivano le lettere di licenziamento che colpiscono la direttrice e due giornalisti, ma c’è un quarto professionale cui non era stato rinnovato il contratto e che aveva operato nelle condizioni precarie di tutti gli altri.

Giusto il giorno prima, i giornalisti avevano esposto al Circolo Sena Civitas, sigla di maggioranza in Comune, la loro situazione, le loro ansie, gli eventi per quanto da loro percepiti. Il Circolo aveva deciso un azionamento a sostegno del pluralismo delle fonti di informazione nella città di Siena che rende in parte pubblico il giorno dopo con un comunicato-appello al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e con una richiesta al Consiglio comunale di Siena di assumere un ordine del giorno sulla questione, così come aveva fatto l’amministrazione di Monteriggioni in tempi di poco precedenti. A firmarlo oltre Sena Civitas sono Siena Aperta, Pietraserena e l’Osservatorio di Bioetica, Scienza e Vita. Quasi in contemporanea il consigliere regionale Bezzini, amareggiato, stigmatizza i licenziamenti dell’Azienda avvenuti in un periodo di convocazione presso la Regione come atto di “sgarbo istituzionale”. Siamo all’attualità dove c’è un fiorire di voci dalla città che in diverso modo solidarizzano, si dispiacciono, chiedono interventi degli enti deputati; lo hanno fatto, salvo dimenticanze, l’Associazione Ciechi e ipovedenti, Il Partito Democratico, il Partito Socialista e il Gruppo Stampa Autonomo.

Fra poche ore, il 20 settembre, è previsto l’incontro in Regione; l’Antenna Radio Esse Soc. Coop. è convocata e, costretta dagli eventi, a dare molte spiegazioni per evitare che il suo agire non sia malinteso anziché teso allo sviluppo della cooperativa. E va anche considerato che la forma societaria, che a parere della stessa emittente rende più agevole far fronte ai periodi di crisi, comporta anche limiti statutari e un sostanziale rispetto dei principi di mutualità e cooperativismo. Are è nata con lo scopo di informare e di essere “un punto di ascolto, visione e informazione”. Queste ultime attività, pur nella consapevolezza del dettato dell’articolo 21 Costituzione, quando avvengono all’interno di una testata giornalistica – e Are lo è dal 29/12/1977 - sono demandate a personale professionale. Nel capoluogo dove è nata la così detta “Carta di Firenze”, oggi parte integrante del Testo Unico dei Doveri del Giornalista, si è sviluppata una prassi di severità per chi viene meno a questi precetti e sarà chiesto all’Azienda di spiegare in base a quale ragionamento e con quale forza lavoro l’emittente continui a pubblicare informazioni nella versione on-line, adducendo le responsabilità alla direttrice responsabile Cristiana Mastacchi, da qualche giorno licenziata.

Queste e altre cose sono probabilmente destinate a Palazzo di Giustizia, data la dichiarata intenzione degli ex dipendenti di impugnare i licenziamenti. Nel frattempo la città potrà legittimamente continuare a interrogarsi sull’importanza di una crisi giornalistica che presupponiamo non sarà unica e che ridurrà alla fine drasticamente il numero dei mezzi che avranno la capacità di informarla. E, a meno di non voler apprendere tutto dai soli social e media nazionali, un dibattito e l’individuazione di qualche soluzione pubblica sul tema sembra risultare opportuno.     

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